Parco dello Stelvio, ghiacciai e cime alpine, laghi alpini, le valli adiacienti



Il Parco Nazionale dello Stelvio si estende attorno a un’area centrale ricoperta da neve e ghiaccio perenne, estesa su 10.000 ettari, che domina dall’alto tutto il territorio alimentando di continuo e ponendosi quasi a protezione di un bene prezioso: l’acqua. Il Monte Cevedale (m. 3.769), simbolo del Settore Trentino, è una delle punte emergenti del nucleo centrale ghiacciato.
Da questo cuore e dalle tante vedrette laterali, come arterie si diramano in ogni direzione rilucenti nastri d’acqua filiformi, che mutano in rigagnoli chiacchierini, laghetti silenziosi, torrenti sussurranti e cascate rumorose.
Idrograficamente la parte trentina è suddivisa nelle valli di Peio e di Rabbi, a loro volta contraddistinte da parecchie inserzioni laterali. Si ricordano la Val del Monte e la Val de la Mare, la Val Cércen e la Val di Saènt. Inoltre numerosi laghi, masse d’acqua raccolte in depressioni morfologiche o conche glaciali, costellano l’ampio territorio dell’orizzonte montano superiore.
Si ricordano i laghi di Cóvel, delle Marmotte, il Lago Lungo, i laghetti Sternai, i laghi Corvo, i bacini artificiali di Pian Palù e del Càreser.
L’uomo ha utilizzato “l’amica acqua” non solo per scopi idroelettrici, ma anche a fini terapeutici; infatti le proprietà idroterapiche delle acque termali di Peio e di Rabbi sono conosciute fin dal XVII secolo. Le prime contengono carbonio e zolfo, le seconde sono alcalino ferruginose, ricche di sali e sature di acido carbonico che le rende frizzanti.

Con i suoi oltre 130.000 ettari, il Parco Nazionale dello Stelvio è oggi la più vasta area protetta delle Alpi che si sviluppa nella Regione Lombardia e nelle Province Autonome di Trento e Bolzano. Tra massicci montuosi, grandi distese di ghiacciai, laghi, foreste e praterie, in questa zona si può scoprire un mondo variegato composto da paesaggi meravigliosi e luoghi appartati. Zone incantevoli in cui ci si può perdere tra panorami mozzafiato, proprio nel cuore delle Alpi.

I torrenti di montagna nascono da fonti oppure acqua di fusione dei ghiacciai. Presentano una colorazione che varia da grigiastra-marrone a torbida-lattescente. Il colore torbido (latte di ghiacciaio) deriva dalla presenza nell’acqua di una polvere finissima di granito e silicati.

Il Parco Nazionale dello Stelvio vanta più di cento laghi d’alta montagna. La maggior parte dei laghi si colloca sopra il limite del bosco. La vita nei laghi è caratterizzata da temperature costantemente basse, condizioni metrologiche aspre e bassa concentrazione di nutrimento. I laghi di montagna sono scarsamente popolati da specie animali e vegetali.

Questi territori sono caratterizzati da un alternarsi di periodi d’inondazioni e siccità. Questo è l’habitat ideale per salici bianchi, pioppi neri, ontani grigi e salici a cespuglio che possono vivere nell’acqua fino a 200 giorni all’anno. Questi tipi di bosco rappresentano una specie di “arca di Noè” per molti tipi d’insetti.

All’interno del parco predomina la presenza di boschi d’abete. L’abete rosso cresce soprattutto nelle zone comprese tra gli 800 m e 1.400 m d’altitudine. Essendo una conifera dai rami molto fitti che regalano molta ombra non lascia spazio a molti altri alberi e cespugli. Lo strato erbaceo è formato da fiori, erba, felci e cespugli nano.

I larici e il pino cembro crescono ad un altitudine superiore degli abeti rossi, orlando pertanto il limite del bosco. Sono tipologie di alberi molto resistenti agli agenti atmosferici e non particolarmente esigenti per quanto riguarda il terreno e sottosuolo. Il pino cembro è un albero che cresce molto lentamente. Alcuni esemplari possono raggiungere fino a 1.000 anni. I semi di pigna sono il cibo prediletto della nocciolaia.

In prossimità delle vette s’incontrano popolazioni vegetali rupestri. In questa zona le piante si sono adattate a crescere anche con poca terra, in fessure rocciose e strette crepe. A volte sfoggiano perfino una bellissima fioritura. Sui ghiaioni crescono invece vari tipi di piante ruderali. Per rimanere fissate al terreno, spesso mobile, queste piante devono sviluppare delle radici molto solide e forti.